IL PENSIERO VISUOSPAZIALE

Problemi, disturbi o solo un nuovo modo di pensare?

La neuropsichiatria infantile ha cercato di individuare e definire i vari disturbi dell’apprendimento: così sono nate le “etichette” : dislessia, discalculia, disgrafia, disprattognosia, disortografia, disprassia, disattenzione, iperattività, ipoattività, difficoltà di comprensione. Tutte indicano uno specifico disturbo e spesso sono intese come una patologia. Grazie alle più recenti scoperte delle neuroscienze, però, sappiamo che molto raramente esiste una reale patologia. Abbiamo invece riscontrato che, nella maggior parte dei casi, semplicemente, questi individui pensano in un modo diverso, hanno sviluppato un particolare tipo di pensiero che ha grandi potenzialità, ma che spesso non sanno gestire con padronanza. Una delle difficoltà più frequenti è proprio il disorientamento nella decodifica dei simboli scritti.

Spieghiamo meglio: gli adulti sanno che si può pensare per parole (pensiero verbale), per immagini (pensiero visivo) o per sensazioni corporee (pensiero cinestesico). Pochi però hanno capito, e purtroppo la scuola non è ancora tra questi, che oggi molti e forse la maggior parte dei bambini pensano “in 3D”: creano cioè, immagini mentali tridimensionali che coinvolgono tutti i sensi e che sono percepite da tutti i punti di vista contemporaneamente, ad una velocità vicina alla soglia del pensiero subliminale. 

Questo spesso porta, senza che il ragazzo se ne accorga, a disattivare il contatto con le percezioni reali. Ecco che allora il ragazzo si distrae, fa fatica a seguire l’insegnante la cui voce diventa un “bla bla” indistinto e senza senso, si disorienta e a volte non riconosce le lettere e i numeri perchè “non stanno fermi”. Si tratta del cosiddetto PENSIERO VISUOSPAZIALE. 

Il pensiero visuospaziale, che noi chiamiamo anche Pensiero in 3D, è una modalità di pensiero analogica e associativa, difficile da concepire per chi non ne è dotato e con la quale è particolarmente arduo mettersi in relazione, soprattutto da parte di chi ha un’intelligenza di tipo prevalentemente verbale, sequenziale, logica, come generalmente hanno gli insegnanti e gli adulti. Secondo la nostra esperienza sono questi i bambini che presentano una o più “disabilità” dell’apprendimento: i cosiddetti bambini “DIS”. Nessuno tiene conto che sono soggetti creativi, curiosi, pensatori originali e innovativi, sensibili e intuitivi, spesso con spiccato gusto artistico, capaci di utilizzare spontaneamente il pensiero laterale e con una straordinaria velocità di ragionamento. Sono persone abituate alla complessità, sono ragazzi che vedono contemporaneamente lo spazio immaginato e quello reale e, se non ne sono sopraffatti, ne colgono i collegamenti e le potenzialità.  

Scrive Alberto Oliverio in  “Il cervello che impara”, “Oggi è indubbio che la mente di alcune persone, proceda in modo insolito nel calcolo mentale e che molti bambini vedano le parole e i numeri e le trattino come realtà visive e le manipolino come fossero oggetti.”

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